SPOLETO

SPOLETO

Spoleto si trova all’estremità meridionale della Valle Umbra. La città si è sviluppata sul colle Sant’Elia, un basso promontorio collinare alle falde del Monteluco, nei pressi del fiume Clitunno e più in basso fino alle rive del torrente Tessino; ad est è contornata dai monti che delimitano la Valnerina.

Spoleto è centro abitato fin dalla preistoria. Le prime testimonianze di insediamenti risalgono almeno all’età del bronzo finale (XII-XI secolo a.C.): i reperti di maggiore interesse sono venuti alla luce alla sommità e sui pendii del colle Sant’Elia, dove molti secoli più tardi sorgerà la Rocca Albornoziana.

Agli inizi del V secolo si sa che risiedeva a Spoleto il senatore romano Giulio Naucellio.
Abbellita da Teodorico, che fra il 507 e il 511 pose mano al restauro della città e alla bonifica della valle in larga parte impaludata, e da Belisario (536), Spoleto fu espugnata da Totila (545) e restaurata da Narsete che, dopo il 553, intraprese il ripristino delle mura.
Sotto i Longobardi Spoleto fu capitale dell’omonimo ducato, proiettando l’influenza politica della città su un vasto territorio dell’Italia centro-meridionale, fino al ducato di Benevento. Caduti i Longobardi, il ducato passò ai Franchi. Quando l’impero carolingio fu smembrato, i duchi di Spoleto, Guido III e suo figlio Lamberto, si spinsero alla conquista della corona imperiale (889).

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Il Duomo o Cattedrale di Santa Maria Assunta, sorto nel 1067 sui resti di una chiesa del IX secolo. Notevoli gli affreschi del Pinturicchio nella Cappella del vescovo Eroli e di Filippo Lippi nell’abside della navata centrale.
La chiesa di San Salvatore (IV-V secolo, con rifacimenti longobardi dell’VIII secolo), fra le più antiche basiliche di origine paleocristiana in Italia. Dal 2011 fa parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO come parte del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”[4]. Interessante il cimitero monumentale che si sviluppa nell’area sottostante la chiesa.
La chiesa di Sant’Eufemia (XII secolo), costruita nell’area di una insula, di cui restano mosaici e mura (e che costituisce un raro caso italiano di chiesa romanica con i matronei).
Il monastero di Sant’Agata e la chiesa di San Pietro.
La chiesa di Sant’Ansano, del primo medioevo, costruita sul sito del tempio romano dedicato a Giove, riconoscibile ancora nella cripta.
Le chiese romaniche di San Gregorio Maggiore, San Ponziano, San Giuliano e San Paolo “inter vineas”.
Il complesso monumentale di San Nicolò.
La secentesca chiesa di San Filippo Neri.
La chiesa di Santa Maria della Manna d’oro.
La chiesa di San Domenico
Il Santuario della Madonna di Loreto.
La chiesa di Santa Maria della Consolazione.
La ex chiesa dei Santi Giovanni e Paolo: con un affresco raffigurante l’uccisione di Tommaso Becket, avvenuta nel 1170, attribuito ad Alberto Sotio, solo di pochi anni successivo all’episodio raffigurato (la chiesa fu consacrata nel 1174).
Il Santuario di San Francesco a Monteluco.
La Basilica di San Gregorio Maggiore.
L’Abbazia di San Giuliano.
La Chiesa di San Rocco.
La Chiesa di San Paolo.
La Chiesa della Madonna di Loreto.
La Chiesa di San Ponziano.
La Chiesa dei Santi Domenico e Francesco

Architetture civili

La Rocca Albornoziana sorge alla sommità del colle Sant’Elia da dove domina la valle umbra. Possiede due cortili interni e sei torri, tra cui quella comunemente chiamata “della spiritata”, e la “camera pinta”, affrescata con dipinti quattrocenteschi.
Il Ponte Sanguinario, di epoca romana, attualmente al di sotto del piano stradale, riscoperto solo nel XIX secolo. Si trova esattamente in corrispondenza dell’attuale centro viario di piazza della Vittoria ed è visitabile scendendo una rampa di scale che parte direttamente dalla piazza. Lungo 24 m ed alto 9, risulta essere in ottimo stato di conservazione. È costituito da blocchi di travertino squadrati che compongono tre arcate, di cui una ancora interrata. Il ponte permetteva alla via Flaminia di oltrepassare il torrente Tessino, che oggi scorre qualche decina di metri più a nord-est; quando questo gradualmente cambiò sede, il ponte restò semplicemente un tratto della via e col tempo venne interrato. Il nome è probabile che derivi dall’antica e vicina porta Sandalapius, ma la tradizione popolare lo associa alla vicinanza dell’anfiteatro romano, dove si ritenevano avvenuti molti martirî.
L’arco di Druso, romano, costruito lungo il tracciato urbano della via Flaminia, che introduceva al foro (sito attuale di piazza del Mercato), eretto nel 23 d.C. in onore di Druso minore.
Il palazzo Spada, sede del Museo del tessile e del costume.
Il palazzo Racani Arroni, con i suoi graffiti monocromatici cinquecenteschi.
Il palazzo Mauri, sede della biblioteca comunale.
Il Ponte delle Torri, lungo 230 m, monumento simbolo della città: è stato la parte più spettacolare dell’acquedotto di Cortaccione di origini romane. È considerata una costruzione romano-longobarda secondo alcuni, tardo-medievale secondo altri, unico nella sua altezza di 82 m. Il monumento è interessato da un delicato intervento di monitoraggio dello stato tensionale delle murature. Esso viene considerato un’anomalia per l’epoca della sua costruzione: di fatto, raramente nella stessa epoca vennero costruite opere di uso civile di tale imponenza. L’opera viene celebrata da Goethe nel suo Italienische Reise. Il luogo è divenuto nel tempo tristemente famoso anche per il verificarsi di alcuni episodi di suicidio. All’estremo verso Monteluco si trova il Fortilizio dei Mulini, edificio turrito che per secoli ha svolto funzioni di vigilanza sul ponte.
L’elegante Casa romana del I secolo d.C., appartenuta a Flavia Vespasia Polla, madre dell’imperatore Vespasiano, decorata con pavimenti e mosaici ancora intatti.

La Torre dell’olio, del XIII secolo, e la porta Fuga: la prima così chiamata perché da essa, in difesa della città, si soleva gettare olio bollente sui nemici che assediavano la sottostante porta Fuga, appartenente alla prima cinta muraria urbica). Si narra che molti nemici, i più illustri Federico Barbarossa e Annibale, subirono ingenti perdite da questa strategia di difesa (da cui il nome “Fuga” della sottostante porta).
Palazzo comunale, del Duecento.
Diversi palazzi del XVIII secolo: palazzo Collicola (sede del Museo Carandente, Palazzo Collicola – Arti visive, con opere di Calder, De Gregorio, Pomodoro ed altri), palazzo Campello e palazzo Ancaiani, sede del Centro italiano di studi sull’alto medioevo.
Villa Redenta, realizzata su i resti di un insediamento di epoca romana, venne realizzata nel XVI secolo su committenza della nobile famiglia spoletina dei Martorelli. Successivamente passò alla famiglia Loccatelli, che volle renderla degna del soggiorno dei pontefici Pio VI e Pio VII. Nel 1823, fu acquistata da Francesco Marignoli per conto del Papa spoletino Leone XII. Solo nel 1885 venne di nuovo acquistata dai Marignoli, da Filippo Marignoli, e denominata perciò Redenta.
Il Teatro romano, utilizzato in epoca medievale come cava di pietre a servizio in particolare dell’edificazione della Rocca, del vicino palazzo Ancaiani e della torre campanaria del Duomo (data l’origine romana del materiale di recupero, molti simboli pagani, come ad esempio i falli alati portafortuna, sono tuttora visibili sul campanile della cattedrale.
Il teatro Caio Melisso, di origine seicentesca, abbandonato dopo l’inaugurazione del Nuovo e successivamente riabilitato.
Il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, del 1864, progettato dall’architetto Ireneo Aleandri e voluto dalla borghesia cittadina per l’insufficiente capienza del già esistente teatro Caio Melisso. Con i suoi 800 posti e l’ampiezza del palcoscenico di 25 m, risulta essere il più grande Teatro all’italiana dell’Umbria[senza fonte]. Il 29 giugno 2007, in occasione dell’avvio della cinquantesima edizione del Festival dei Due Mondi, il teatro è stato riaperto al pubblico dopo un restauro durato 3 anni. Nel 2010, il Teatro è stato intitolato al maestro Gian Carlo Menotti.
Il Teatrino delle sei, sede di spettacoli di avanguardia, danza moderna, mostre, installazioni, performance e concerti, durante il Festival.
L’ex chiesa di San Lorenzo, attualmente Sala Pegasus.
Il complesso monumentale dell’Anfiteatro, una città nella città, che comprende i resti di un anfiteatro romano, tre grandi chiostri, giardini, cortili e due ex monasteri con le rispettive chiese: la chiesa dei SS. Stefano e Tommaso, ristrutturata e denominata Auditorium della Stella, e la chiesa di San Gregorio Minore o de griptis.
Spoletosfera, una cupola geodetica donata alla città di Spoleto nel 1967 dall’inventore, l’architetto Richard Buckminster Fuller, in occasione del X Festival dei Due Mondi.

La piazza del Duomo e la relativa scalinata.
La piazza del Mercato con la storica Fonte di Piazza.
La piazza Bernardino Campello, dove affacciano il palazzo Campello, la ex chiesa dei Santi Simone e Giuda e la fontana del Mascherone.
Le vie di Fontesecca e dei Duchi, dove sono ancora visibili ed utilizzate le antiche botteghe medievali.
Le numerose fontane di Spoleto.
Le Mura di Spoleto.

Luoghi naturali

Il Bosco sacro del Monteluco, una lecceta secolare che ricopre i pendii e la sommità del monte, attraversata da numerosi sentieri escursionistici che partendo dal ponte delle Torri raggiungono numerose località di interesse storico e naturalistico. All’interno della foresta si trovano diversi eremi, ormai inglobati in ville private, fondati dal movimento eremitico avviato da Sant’Isacco di Monteluco intorno all’anno 528; alla sommità del Monteluco sorge il santuario francescano del XII secolo. La frase di san Francesco d’Assisi, Nihil jucundius vidi valle mea spoletana, in riferimento alla valle umbra, è riportata su una lapide posta al Belvedere.
Passeggiata panoramica del “giro della Rocca”, che circonda la sommità del colle Sant’Elia, su cui sorge la Rocca Albornoziana.
Il “giro dei Condotti”, è un sentiero naturalistico che costeggia le ripide pendici del Monteluco a quota 440 m e con andamento pianeggiante raggiunge l’ex monastero di Santa Maria inter Angelos (localmente detti Le Palazze), per poi ridiscendere nella parte bassa della città. Offre eccezionali scorci panoramici verso Spoleto e la valle spoletana, fino a Trevi, Spello, Assisi, Perugia, il Subasio, Montefalco.
Il parco “Chico Mendes”, la Passeggiata e la Casina degli ippocastani.